Matched di Ally Condie – Recensione

Uno dei miei passatempi preferiti durante i pomeriggi di shopping? Leggere le trame di tutti i libri del reparto Young Adult della mia libreria di fiducia, che, diciamocelo, non differiscono di molto l’una dall’altra, se non per i nomi dei protagonisti. Proprio per questo motivo “Matched” non mi aveva colpito molto in un primo momento: appartiene al filone dei dystopian per adolescenti, molto in voga dopo il successo di “Hunger Games”. E dato che né la saga della Collins, né quella, altrettanto ben conosciuta tra i giovani, di “Divergent”, firmata Veronica Roth, mi hanno strappato più di tre stelle risicate su Goodreads, non avevo una gran voglia di segnare la tripletta di trilogie dystopian poco convincenti con “Matched”. Probabilmente non l’avrei fatto, se non mi fosse stato consigliato dalla mia socia Kuruccha.

E, invece, sono contenta di ritrattare. Ally Condie smentisce i pronostici, esorcizzando i ben giustificabili pregiudizi sugli YA con un romanzo ben costruito e appassionante, che dà al lettore molto di più di quanto non prometta la quarta di copertina.

La trama in soldoni: nella Società dove vive Cassia Reyes, la protagonista, ogni ragazza viene abbinata ad un coetaneo al compimento dei diciassette anni, scelto grazie a un complicato sistema di probabilità che garantisce la migliore delle unioni possibili. Il romanzo si apre proprio con il Banchetto d’Abbinamento di Cassia: dopo le ovvie tensioni del momento, viene abbinata al miglior amico Xander, con cui è cresciuta, caso questo eccezionale, dato che l’Abbinato non viene scelto in basi a criteri spaziali e può quindi provenire da ogni Provincia della Società.

Xander, oltre ad essere bello e intelligente, è anche una delle persone a cui Cassia è più affezionata, ragion per cui all’inizio sono rose e fiori per tutti. Almeno fino a quando Cassia non decide di visionare la microscheda contente i dati del suo Abbinato e sullo schermo compare, qualche secondo dopo la faccia dell’amico, un viso diverso: quello di Ky Markham, un altro ragazzo del loro Distretto. Nonostante una Funzionaria la contatti presto e la rassicuri sull’errore commesso – Xander è e resta il suo Abbinato, mentre Ky, essendo un’Aberrazione, non rientra neanche nel sistema dell’Abbinamento – Cassia non riesce a togliersi dalla testa quanto successo, e questo la spinge a guardare Ky con occhi differenti. Tanto più che i due si trovano presto a condividere le ore di escursionismo dell’attività estiva che hanno scelto entrambi.

Ecco, da queste premesse sembra di trovarsi di fronte al solito triangolo amoroso condito in salsa distopica, ma questo è solo l’inizio.

La prima cosa che salta all’occhio in “Matched” è che l’ambientazione è davvero curata. Spesso nei YA di questo filone, la distopia si limita a qualche cenno a un regime tirannico, o a un sistema che lede la libertà individuale, senza scendere nello specifico: sotto questo punto di vista, ci troviamo senza dubbio a uno scenario molto più ampio.

Il motto della Società è “eliminare il superfluo”: a questo proposito, tanti anni prima, sono stati scelti cento esemplari per ogni categoria artistica da conservare, e si sono distrutti gli altri. Ci troviamo così ad avere Cento Racconti, Cento Poesie, Cento Dipinti… Anche i singoli individui sono tenuti ad avere solo le competenze che servono loro per svolgere il proprio lavoro, e niente di più. Le giornate seguono ritmi ben precisi, e nulla è lasciato al caso: persino i pasti sono inviati a casa delle singole famiglie, in dosi accuratamente calcolate. Come già detto, a diciassette anni vi è l’Abbinamento, che porta al matrimonio ai ventuno anni, età ritenuta l’ideale per procreare; si può anche scegliere una vita da Single, rinunciando però alla possibilità di avere figli. La morte giunge per tutti a ottant’anni, altra scadenza accuratamente calcolata.

Tutti questi ritmi, però, sono prerogativa dei Cittadini, caratterizzati dal possesso di tre pillole di tre colori diversi, dagli effetti ambigui (soprattutto per quanto riguarda quella rossa). Sotto i Cittadini stanno le Aberrazioni, individui che hanno commesso delle Infrazioni (o che, come nel caso di Ky, sono figli di persone che l’hanno fatto) e che quindi non godono degli stessi diritti; chiudono il cerchio le Anomalie, ritenuti veri e proprio pericoli per la Società.

Uno dei tratti distintivi di questo mondo è la perdita della scrittura: l’unico modo in cui i membri della Società sanno scrivere è attraverso i tasti dei compilatori che usano per scuola e lavoro. Carta e penna, invece, sono state completamente bandite, tanto che neppure si ha ricordo di cosa siano questi strumenti.

L’atto creativo è quindi totalmente estraneo alla Società, ragion per cui Cassia resta quanto mai stupita quando il nonno morente, a cui è molto legata, le affida un foglio contente due poesie che non fanno parte dell’Antologia di testi conservati. Dalla lettura di questi due componimenti (Do not Go Gentle into that Good Night di Dylan Thomas e Crossing the Bar di Alfred Tennyson) e dall’errore nella microscheda, prende le mosse la riflessione di Cassia: forse la Società non è così perfetta.

Lentamente, il suo modo di vedere il mondo cambia. L’amicizia sempre più profonda con Ky, che viene dalle Province Esterne e conosce una realtà del tutto diversa dalla sua, contribuisce a ribaltare la sua prospettiva delle cose. E qui ci troviamo di fronte ad una delle vere peculiarità di questo romanzo, che lo contraddistingue dalla stragrande maggioranza degli YA: una protagonista intelligente. Cassia pensa, ragiona, riflette. Evolve tantissimo dalla prima all’ultima pagina, eppure non vede mai il mondo in bianco e nero; persino quando apre gli occhi sulla Società, si rende conto che, se a lei quel sistema causa infelicità, per molte altre persone è invece fonte di vite soddisfacenti. Che diritto ha quindi lei di opporsi, di voler cambiare le cose?

C’è in lei – e in molti altri personaggi dell’opera, come il Nonno e Ky – una sensibilità intrisa di malinconia, che, complici i riferimenti letterari verso un passato perduto, dona a molte pagine un’atmosfera struggente. In più le tipiche seghe mentali riflessioni da YA sono assai limitate; il triangolo amoroso c’è, ma fino a un certo punto. L’autrice sa gestirlo bene, e Cassia si comporta con coerenza e correttezza, tanto che il dilemma “Tizio o Caio?”, anziché protrarsi per libri e libri, si risolve entro la metà del romanzo.

Non voglio addentrarmi ulteriormente nei dettagli della trama per non guastare a nessuno il piacere della lettura, perciò mi sposto a parlare dello stile. Come moltissimi YA, neanche “Matched” sfugge alla narrazione al presente in prima persona; però, sebbene non sia una grande fan di questa soluzione stilistica, non ne sono stata affatto urtata, al contrario di quanto mi è capitato con altri libri del genere (“Hunger Games”, per esempio).

Stilisticamente, “Matched” non è un capolavoro di originalità, ma neanche scialbo come la maggior parte dei suoi cugini; forma e trama si rendono giustizia a vicenda, e l’autrice si difende bene.

La Condie sa tagliare il superfluo e rendere eleganti le frasi al tempo stesso; sorvola sulle scene poco utili, ma rende tremendamente incisive quelle focali. Ed è capace di descrivere senza annoiare, qualità sempre più che apprezzata. La lettura scorre via piacevolmente, offrendo al lettore anche più di una frase degna di essere ricordata.

“Matched” è il primo capitolo di una trilogia, il cui secondo capitolo, “Crossed”, è già disponibile in Italia (mentre il terzo è uscito lo scorso 2012 negli USA). Di solito le saghe mi provocano un certo scetticismo – il timore che un libro bello come questo possa guastarsi è forte – ma le prime cinquanta pagine del sequel mi hanno resa più ottimista: il materiale per andare avanti non manca, proprio perché il discorso non è limitato solo alla storia d’amore (che pure ho apprezzato molto).

Tra tutti i dystopian che ho letto, “Matched” è quello in cui riscontro più assonanze con “1984”. Questa non è una critica alla Condie, tutt’altro: scrivere distopie senza tener presente Orwell è pressoché impossibile, e riuscire a rielaborare parte delle tematiche e delle atmosfere in chiave adolescenziale è per me un ottimo traguardo.

Ragion per cui, dopo esser stata consigliata, consiglio a mia volta la lettura di questo romanzo anche a chi, come me, non impazzisce per gli YA.

Le quattro stelline “Matched” le merita tutte; forse anche qualcosina di più, a voler essere generosi. Speriamo che il resto della saga si mantenga all’altezza.

 

 

–  alister

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3 thoughts on “Matched di Ally Condie – Recensione

  1. Intanto, complimenti per il sito! Mi piacciono molto i siti di recensioni, quindi penso che lo seguirò! 😀
    In secondo luogo, questa recensione mi ha stupita molto: anche io avevo visto questo libro, ma il quarto di copertina non mi aveva esaltata granché, e lo avevo relegato come “il solito libro” YA e quindi non mi ci ero avvicinata per niente.
    Però adesso sono molto curiosa! Può essere che me lo procurerò o me lo farò prestare, giusto per vedere se può incontrare il mio gusto. 😀

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